Archive for the ‘natale’ Category
La cucina tradizionale croata fonda le proprie radici in quella slava con l’influenza dei paesi confinanti.
Un sapore mittle europeo influenzato dalla cucina Austro Ungarica. Sulla costa invece sono più comuni ricette a base di pesce, frutti di mare e verdure.
Sono numerose le ricette influenzate dai sapori mediterranei in particolare dalla cucina italiana. In occasione delle feste, vendemmie, sagre, matrimoni, battesimi e della raccolta (frumento), per le festività religiose, sono le occasioni migliori per gustare la cucina tradizionale. Una delle principali specialità è il pesce fresco, appena pescato si cucina semplicemente alla brace e si serve.
La cucina del continente è di più caratterizzata tramiteiniziale Porto-Slavik ed i contatti più recenti con gli ordini gastronomici più famosi d’oggi – Ungharesi, Viennesi e Turci – mentre la regione litoranea sopporta le influenze dei Greci, Romani ed Ilirici, cosi dopo come del cucina mediterranea – italiana e francese.
Il grande ente dei libri testimonia al livello elevato di coltura gastronomica nella Croazia, quale nei termini Europei si è occupato di alimento nel passato distante, quel Gazophylacium da Belostenec, in un dizionario Latino-kajkavo che data da 1740 che ha continuato un dizionario francese simile. Inoltre c’è la letteratura belettrica da Marulic, Hektorovic,Drzic e da altri produttori, giù a lavoro scritto da Ivan Bierling in 1813 ricette continenti per una preparazione di 554 vari piatti (tradotto dall’originale tedesco) e che è considerato come il primo libro Croato di cucina.
Le abitudini alimentari nonché gli orari in cui avvengono il pranzo, la cena e la colazione sono influenzati anche dagli orari di lavoro, infatti molti croati lavorano dal mattino fino a metà pomeriggio in modo continuato. Questi orari li portano ad avere colazioni abbondanti magari accompagnate da un caffellatte ma sicuramente a base uova, wrustell, formaggio salumi.
Il pranzo si consuma a metà pomeriggio quando tutta la famiglia si riunisce alla fine della giornata lavorativa è spesso a base di carne e di brodo (niente spaghetti ). La carne abbonda in tutte le ricette e diete per questo è meglio non essere vegetariani. L’influenza Austro-Ungarica ha segnato particolarmente il nord della Croazia dove vi proporranno carne impanate e fritta e Gulasch, la Sarma (cavolo ripieno). In Slavonia e nella parte continentale vi offriranno salumi, particolari varietà di salsicce tra cui il Kulen.
A Zagabria troverete gli Strukli. Lungo la costa, dall’Istria alla Dalmazia troverete la cucina mediterranea; prosciutto, pesce fresco condito con olio di oliva. L’influenza Ottomana è evidente nel resto dei Balcani dove potrete mangiare spiedini di carne (Raznjici) polpette di carne con le cipolle (cevapcici) o altre ricette a base di formaggio e carne.
I Vini dalmati sono noti ancora dai tempi antichi, e molti tra loro si producono dalle autoctone specie di uva. Ogni isola ha propri vini e vinai. Mentre una fotografia di vigneti situati vicino a Primosten, dove si coltiva autoctona specie per il vino rosso babic, si trova in aula del Palazzo delle Nazioni unite. Nella Dalmazia Settentrionale vi offriranno vini Babic e Merlot, nonché il vino Opol, rosato di vigneti di Sibenik. Su Peljesac, penisola di vino, si producono i famosi Postup e Dingac, il quale appartiene alla lista di 10 migliori vini mondiali, e poi vini Knezevo e Carsko, Rukatac e vino di ottima qualita, Sveta Ana.
Sull’isola di Brac dalla specie di plavac si producono Plavac di Bol e Opolo di Bol, mentre l’isola con il piu alto numero di specie di uva, Hvar, offre vini Faros, Ivan Dolac, Zlatni plavac, Bogdanusa, hvarski Pelegrin, Dobrogost, Parc e Drnekusa. Sull’isola di Korcula si producono tre supremi vini bianchi: Posip, Marastina e Grk e vini rossi Plavac e Admiral. La delizia tra i vini dell’isola di Vis e Vugava, mentre Lastovo offre vini Ladesta e Augusta insula. Oltre ai vini nominati, una specialita di Dalmazia e anche vino dolce – “prosek”, di un particolare dolce sapore e di aroma espressiva.
Con la scelta degli alimenti e con il modo della loro preparazione, la cucina dalmata risponde perfettamente a tutte le raccomandazioni dei nutrizionisti e a consigli medici che riguardano alimentazione sana ed equilibrata. Sulla tavola di una tipica casalinga dalmata si trovano diverse specie di pesce, conchiglie e crostacei, polipi, calamari e seppie, olio d’oliva, olive fresche e sotto sale, verdura in foglia, piante autoctone e erbe aromatiche, poi mandorle, ficchi e uva, miele, uvetta e agrumi.
Quando si parla del carne, al primo posto viene prosciutto dalmata affumicato e stagionato sulla bora, per poi essere servito con il formaggio pecorino, quindi la carne di agnello cucinata sotto la “peka” (una specie di campana di ferro). A tutto questo bisogna aggiungere anche i vini, sia bianchi sia rossi, tra i quali alcuni appartengono alla lista dei primi dieci vini di qualità in tutto il mondo.
Il pesce si cucina seguendo alcune ricette di base: «a gradele», «a lesso» e «come brodet». Quando si prepara il pesce “a gradele”, cioè alla griglia, l’attenzione particolare si dedica alla specie di legna che si usa per il fuoco, nonché alle erbe aromatiche con le quali si spalma il pesce mentre si cucina sulla brace. Sul pesce curato e salato, i migliori sono dentice e orata, si spalma olio e poi lo si mette ai ferri. Durante la cottura lo si spalma di nuovo con un ramoscello di rosmarino imbevuto con olio d’oliva.
Sul pesce già pronto si mette una salsina composta da prezzemolo, aglio (sminuzzati) e olio. Si serve con verdura cotta oppure cruda. Il pesce “a lesso” si cucina acqua alla quale si aggiungono olio, aceto, cipolla, alloro, pepe e sale. Questo piatto estremamente leggero e di poche calorie si serve con patate lessate, bietole o verze ed e una scelta ideale per la cena. Dalle specie adatte a questo modo di preparazione, raccomandiamo scorfano, dentice oppure nasello. “Brodet”, cioe una zuppa di pesce, si prepara da pesce misto (scorfano, grongo) che tagliato in pezzi viene soffritto con cipolla. Poi, in un tegame di terracotta, e al fuoco molto lento, lo si cucina con aggiunta di aglio, prezzemolo, alloro e pomodoro, finché non diventi tenero i non cominci a staccarsi da spini. Si serve con polenta.
Gli scampi e le conchiglie croate In Dalmazia cozze, ostriche e scampi si preparano «alla buzara». Si mettono in un tegame, li si cosparge con del prezzemolo e aglio sminuzzati e con pangrattato, poi ci si mette sale e pepe e alla fine vino e olio. Si cucinano sul fuoco alto, nel loro stesso sugo finché non si aprano. Si servono assieme con loro sugo con aggiunta di pane oppure di polenta.
Gli ingredienti che si usano per la preparazione dei tipici dolci dalmati sono agrumi, ficchi secchi e miele, nonché uvetta e mandorle ai quali si aggiungono delle uova e liquori. Alcuni tra loro come “rozata” e frittelle si possono trovare soltanto in Dalmazia. Gli ingredienti che servono per preparare “rozata”, il dolce tipico della Dalmazia Meridionale, sono uova, latte e caramel.
Frittele (“Fritule”) si preparano da un impasto lievitato con aggiunta di uvetta e liquore. Dalla pasta si formano delle palline, grandi come prugne, e si friggono nell’olio caldo. Su alcune isole si può trovare una varianti di “fritule” – krostule – il dolce fatto dalla pasta uguale oppure simile, che brave cuoche, utilizzando una tecnica speciale, tirano con aiuto di mano e formano delle lunghe strisce, che poi vengono fritte.
La cucina continentale risente l’influsso della dominazione austro-ungarica gli alimenti principali utilizzati sono i cereali e gli ortaggi, anche la carne è tipica di molte ricette, l’influenza Austro-Ungarica è notevole particolarmente nel nord della Croazia con piatti come il Goulasch, la Sarma (cavolo ripieno), e vari tipi di carne impanate e fritta. Tipico della Slavonia è il Kulen (insaccati aromatizzati alle spezie), a Zagabria troverete gli Strukli (ravioli ripieni di ricotta).
La cucina mediterranea, è invece notevolmente influenzata dalla cultura italiana, tipica della Dalmazia e dell’Istria, è principalmente a base di pesce. Tra i piatti tipici le ostriche dalmate, la marinata di sardine, la zuppa di pesce, il brodetto e il famoso Prosciutto Dalmata. Tra i dolci troviamo la Palačinke (simile all’ungherese palacsinta), lo Zagorski štrukli (pasta dolce del nord della Croazia), l’Uštipci (simile ai croissants), lo savijača or štrudla (Strudel ripieno di mele o formaggio fresco), l’Orehnjača (pane dolce alle noci), la Makovnjača (pane dolce ai semi di papavero), il Čupavci (dolce al cioccolato e cocco), la Rožata (budino di crema), le Kroštule e le Fritule (Frittelle).
- Buzara: specialità tipica della Dalmazia, a base di scampi cotti nel sugo di pomodoro con spezie e cipolla. Lo stesso sugo viene utilizzato anche come condimento per la pasta.
- Minestra: simile al minestrone italiano, viene preparata con ortaggi e verdure. La versione invernale prende il nome di Jota e si prepara con fagioli e crauti.
- Pasticada: spezzatino di carne di manzo cotto lentamente con cipolla e spezie. Viene normalmente servita con gli gnocchi il che evidenzia l’influenza della cucina Italiana e Ungherese. Pesce e frutti di mare: la grande qualità del pesce e l’ampia varietà del pescato permettono di proporre numerose pietanze, scampi, dentice, branzini, calamari, astice, polipo e granchi. Con i quali preparare specialità o una semplice grigliata mista.
- Kruh: il pane, spesso preparato direttamente dai ristoranti o in casa. Se ne trova di tante forme e qualità, con sesamo soia e cereali.
- Rožata: dolce tipico della Dalmazia, simile al Cream Caramel. Si prepara con caramello uova latte e liquore e si serve freddo.
- Palačinke: uno dei più famosi dessert della Croazia.
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Sformatini di spinaci (ricetta di Pellegrino Artusi)
Ci sono delle ricette che al solo nominarle mi evocano il Natale, soprattutto quelli passati di quando ero bambina. Una di queste è lo sformato di spinaci di Pellegrino Artusi che ogni anno preparo per il pranzo di Natale e che serviamo in accompagna…
La cucina slovena risente di tradizioni culinarie dei paesi confinanti come l’Italia, l’Austria e l’Ungheria.
Lungo il litorale troverete squisite specialità di pesce. Ottimi i dolci: la Potica e la famosissima prekmurska gibanica ( a base di ricotta e noci). In molti conoscono già i Krapfen. Buonissima la salsa di vitello ma anche le zuppe. Troverete anche il famoso gulasch.La cucina della Slovenia spazia da specialità influenzate dalla cucina mediterranea, dalla cucina centro-europea fino alla cucina orientale. Si passa dalle minestre, ai brodi, agli spezzatini, ai diversi tipi di pane, salse, farinacei, pasta, carne, pasticci ripieni, pesce (preparati soprattutto lungo il litorale), il Prosciutto del Carso, il gulasch. Ottimi i dolci, come la Potica e la famosissima Prekmurska Gibanica (a base di ricotta e noci).
Nell’interno del paese predominano le minestre e i brodi (ai funghi, all’orzo, ai crauti), i pasticci ripieni, la carne (maiale, vitello e agnello), la selvaggina, gli spezzatini, il gulasch (golaz), i funghi, molti piatti sono a base di cavoli, fagioli e patate, infine numerosi sono i tipi di pane. Tipici sono gli insaccati come i salami, il klobasa (salsiccia), e la krvavica (sanguinacci, riso e spezie, spesso abbinate ai crauti con lardo insaporito con spezie e pancetta affumicata). Il prosciutto del Carso (prsut) è una delle più pregiate specialità della cucina slovena. Gli žganci sono gnocchi di farina di grano saraceno, spesso sono cotti con la zuppa di cavoli e contornati da pancetta affumicata.
Il burek, è un tortino di formaggio, con carne o mele a strati. In tutto il paese sono diffusi gli Struklji, frittelle di formaggio, conosciuti in oltre 70 varianti, possono essere di pasta ripiena di carne, ricotta o verdure e conditi in svariati modi, sia salati che dolci, nella versione dolce sono ripieni di uvetta, noci e pinoli.
Tra i dolci famosa è la Prekmurska Gibanica, torta abbondantemente farcita a base di ricotta e noci, tipica della regione slovena ad est di Maribor, tra l’Ungheria, l’Austria e la Croazia. Un altra popolare torta è la Potica, dolce di pasta lievitata arrotolata, ripiena di noci, semi di papavero, uvetta, varie erbe, ricotta, miele, frutta secca o ciccioli. Famosi sono anche lo Zavitek (strudel), il Krof (bombolone), e le paste al miele profumate di cannella. La Slovenia produce vini rossi e bianchi di ottima qualità, come il Teran, lo Cviček, la Ranina, il Laski, il Renski Rizling, la Rebula e la Malvazija; tipiche anche le birre (Union e Zlatorog) e un brandy molto forte chiamato Zganje. Per assaggiare i piatti tipici, si consiglia di recarsi nelle trattorie (gostilna).
La ricchezza, varietà e gusto della cucina Slovena combinati con l’alta qualità dei vini è un’autentica esperienza per ogni turista o visitatore. La posizione geografica della Slovenia, con l’influenza della cultura Pannonica, alpina e mediterranea, si riflette anche nel suo retaggio culinario. La cucina Slovena è frugale e dimostra un grande amore nel cucinare diversi piatti per gli ospiti e gli amici. Quando i piatti locali sono stati inclusi nell’offerta della cucina moderna, i nostri piatti sono stati riconosciuti in patria e all’estero. Nel carnet dei piatti nazionali, ce ne sono molti legati al tradizionale macello delle feste. I piatti della tradizione quotidiana sono fatti con cavoli, fagioli e patate. Ogni regione della Slovenia ha le sue varietà di pane.
Ci sono anche molti piatti a base di farina, tra cui quelli fatti con grano saraceno – il cereale che dà farina grigia, sono specialità. Più di settanta varietà di “štruklji” sono distribuite in Slovenia. La più rinomata è il lussuriosamente farcito “prekmurska gibanica”. Senza scordarsi di provare il “potica”, un rotolo farcito con noci, semi di papavero, uvetta, varie erbe, formaggio fresco, miele o glassa. In Primorska, vi delizieranno con originali piatti di pesce e delicatezze fatte con le piante locali, verdura e frutta (asparagi, carciofi, tartufi), e, naturalmente, “pršut” dal Carso, preparato nel vento di Bora. La diversità del panorama Sloveno, del clima e condizioni del suolo, la posizione particolare e oltre 2300 anni di viticoltura, spiegano il perché dell’elevata qualità dei vini Sloveni, pari ai vini prodotti nelle regioni vinicola più famose al mondo.
Le aree vinicole della Slovenia sono divise in tre distretti: Primorska, Posavje e Podravje, le cui diverse condizioni naturali, variano i tipi e le caratteristiche del vino. I vini di 14 regioni vinicole accompagnano differenti sapori di cibo.
Oltre alla cucina, quello che colpisce al turista una volta entrato in una trattoria o un ristorante, oltre all’accoglienza, è lo stile con cui arredano il loro locale; abbellire le loro stanze significa per loro dar vita e corpo alle pareti e, per ottenere questa splendida atmosfera utilizzano proprio oggetti e strumenti riguardanti il settore della cucina, quali scodelle e giochi vari di legno, tegami, teglie, pentolame, ma anche candelieri, ceste di rami intrecciati, merletti e pizzi artigianali.
In Slovenija si possono distinguere ben quaranta regioni culinarie per via della diversa struttura del suolo e del clima ma anche grazie alle influenze dell’Oriente, dell’Occidente, del Settentrione e del Meridione, che influiscono parecchio nel Paese e, proprio per questo, i piatti variano molto; nelle cucine c’è sempre un profumo che fa venire “l’acquolina in bocca” di piatti gustosissimi quali minestre, brodi, spezzatini, diversi tipi di pane, salse, farinacei, pasta, carne, pasticci ripieni, pesce (preparati soprattutto lungo il litorale), salumi nostrani (come il Prosciutto del Carso), dolci, torte (quale la Potica o Potizza e la prekmurska gibanica).
I prodotti preparati in casa sono specialità di tradizione che vanno avanti da anni e anni, ormai costituiscono un vero e proprio marchio e ciò rifonde nel cliente una maggiore fiducia nell’acquisto della merce; in questo modo è risultato in aumento l’offerta dei prodotti sia culinari tradizionali che quelli dell’artigianato e dell’arte locali. Un esempio sono i latticini, preparati con latte e rigorosamente lavorati in casa, con squisiti formaggi semiduri e “feta”, ricotta tradizionale e spalmabili alla ricotta con varie aggiunte, come burro o panna acida e dolce; naturalmente non potevano mancare all’appello i dolci tipici, i biscotti, i vari tipi di pane, i Krapfen, le chiacchiere e le crostate, nonché pasta fresca per il brodo.
La cucina slovena, che per tradizione si basa essenzialmente su selvaggina e pesce, è molto influenzata da quella dei vicini. Arrivano dall’Austria il klobasa (salsiccia), lo zavitek (strudel) e il Dunajski zrerek (cotoletta impanata). Njoki (gnocchi di patate), rizota (risotto) e zilkrofi (simili ai ravioli) sono di origine italiana. L’Ungheria ha dato il suo contributo con il golaz (goulash) e i paprikas (stufato di pollo o manzo). C’è anche un’antica specialità balcanica, il burek, un tortino di formaggio, carne o mele a strati servito presso i take-away. C’è una gran varietà di frittelle: le più famose sono quelle di formaggio chiamate struklji. Per assaggiare i piatti tipici, si consiglia di recarsi nelle trattorie (gostilna). La Slovenia produce vini rossi e bianchi di ottima qualità, un brandy molto forte chiamato zganje e le birre Union e Zlatorog, che sono molto conosciute.
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La cucina polacca può vantare una lunga tradizione e una certa ricchezza di sapori.
La cucina in Polonia è sostanziosa e ha come alimenti di base minestre, zuppe e salse dalla ricca consistenza. In genere essa presenta una gastronomia con piatti tipici a base di patate (ottimi i gnocchi ripieni), carne in quantità e non molte verdure; gli aromi più usati sono l’aneto, la maggiorana, i semi di cumino e i funghi selvatici. Il bigos polacchi, uno stufato di carne, crauti e cavoli, arricchito con prugne secche e spezie, è il piatto più famoso e antico in Polonia.
Cetrioli, anche in salsa, e patate sono usati moltissimo, accompagnati alla carne, cucinata nei modi più svariati. Il tè e la vodka sono le bevande maggiormente consumate. I prezzi di un pasto in ristorante sono molto inferiori rispetto all’Italia e al resto d’Europa: spendendo circa 6 euro, si può fare un pasto completo al ristorante. Nel primo pomeriggio, il pranzo, pasto principale, è costituito da minestra, secondo piatto e dolce. Vediamo insieme in dettaglio la tradizione gastronomica della Polonia, piatti tipici, ricette, abitudini alimentare e altro ancora.
La gastronomia polacca, in particolare quella della zona di Cracovia, è assimilabile a quella dell’Europa Centrale, ove prepotente si sente l’influsso di quello che fu l’Impero Austro Ungarico. Non è raro quindi trovare, tra le varie proposte, il gulasch all’ungherese piuttosto che la wiener schnitzel, la classica cotoletta viennese. Esistono tuttavia piatti tipici della tradizione polacca: dal classico barszcz (zuppa di barbabietole, parente del borsch russo), ai bigos (piatto con carne e crauti), dai pierogi (sorta di ravioli ripieni di carne o formaggi, che qui vengono serviti come secondo piatto)al golonka (piedino di maiale al forno), dai pyzy (sorta di gnocchi di patate) alla carpa, servita in varie maniere.
Ricordiamo che a Cracovia è facile trovare ristoranti che propongono cucina internazionale (russa, italiana, cinese, francese soprattutto) e, a Kazimierz, cucina ebraica. A questo proposito ci piace ricordare il ristorante Alef, in Ulica Szeroka 17 a Kazimierz, che propone cucina ebraica in un ambiente caratteristico dove il tempo sembra essersi fermato ai primi del ’900: la sera vengono eseguite dal vivo musica ebraica o gypsy. La birra polacca è ottima e viene servita generosamente in tutti i locali; tra le marche principali ricordiamo la Okocim e la Zywiec.
Natualmente va ricordata la vodka; oltre alla classica vodka “bianca” (la marca più famosa è la Wyborowa), va menzionata anche la Zubrowka, riconoscibile per il caratteristico filo d’erba proveniente dalla foresta di Bialowieza.
Tra le specialità gastronomiche tradizionali della Polonia si segnalano la zuppa di barbabietole, gli involtini di cavolo (foglie di cavolo ripiene di carne e riso) e i pierogi (una sorta di ravioli ripieni, ad esempio, di cavolo e funghi). La cucina polacca è una cucina semplice, ricca di zuppe, abbonda in verdure, cereali e patate ed è riccamente speziata. Tra gli ingredienti delle zuppe, predominano i crauti ed i cetrioli, i funghi essecati e marinati, la crema acida; le più note: il Barszcz (zuppa di barbabietole rosse talvolta con polpettine di carne e crema acida); i Pierogi (ravioli quadrati ripieni di formaggio, o frutta, o funghi); lo Żurek (zuppa di farina di segale con crema acida e salsiccia); il Flaki (minestra di trippa di maiale e vitello con erbe e verdure). Tra i secondi il Bigos (stufato di carne, cavoli bianchi, salsiccie, crauti, prugne secche e spezie); i golabki (polpettoni di riso e carne avvolti in foglie di cavolo, al sugo di pomodoro); la Golonka (maiale salato, bollito e cotto al forno). Tra i contorni oltre alle immancabili patate molto diffusi sono i funghi e il cavolfiore. Fra i dolci la Malakow (burro, zucchero, uova, mandorle e crema fresca), e il Blini Warschafski (Schiacciatine Dolci). Tra gli alcolici la wodka, il wisniak (cognac) e la birra.
L’eleganza ricercata che viene dalla Francia, il gusto dolce dei cibi preparati alla luce delle candele del sabato ebraico, i sapori forti della gastronomia armena e cosacca. C’è anche questo nella cucina nazionale polacca. Una cucina che attinge alle risorse dei suoi boschi, dei campi, dei prati, dei fiumi e dei laghi. Una cucina profondamente legata alle tradizioni e alla terra.
E per tradizione, il pasto principale è il pranzo, consumato nelle prime ore del pomeriggio, che si compone di una minestra, di una pietanza e del dolce.
Le minestre sono molto gustose e portano i nomi di barszcz (una zuppa di barbabietole con ravioli di forma caratteristica, farciti di funghi o di carne), chlodnik (una minestra fredda di latte cagliato con aggiunta di foglie di barbabietola, erba cipollina e di altre verdure fresche), ma soprattutto zurek, una minestra nota da decine di generazioni conosciuta anche come “minestra del giorno prima”. Pare che i modi di preparala siano tanti quante sono le regioni del paese. Ma l’ingrediente fondamentale è sempre lo stesso: un buon composto fermentato di farina di segale preparato in modo adeguato con l’aggiunta di crosta di pane nero.
I bigos, rappresentano il più famoso ed antico piatto polacco, uno stufato di carne, cavoli e crauti, con aggiunta di prugne secche ed altre spezie, preparato in diverse varianti. I pierogi, invece, sono dei raviolini quadrati solitamente ripieni di formaggio, frutta, funghi, cavoli ma non mancano ripieni di ogni tipo. D’estate, ad esempio, sulle tavole polacche trionfano i pierogi ripieni di fragole, ciliege e mirtilli neri. I golabki sono involtini di cavolo ripieni di carne o di riso mentre la karp è la carpa in gelatina o fritta.
La tradizione gastronomica polacca non può prescindere dai dolci. Ed ecco quindi i makowce, ovvero paste dolci fatte con semi di papavero, i pierniki ovvero dolci al miele, i mazurki fatti di pasta frolla e frutta secca e i serníki con ricotta. Tutte prelibatezze che si possono assaggiare nel ristornate più antico e prestigioso del paese, il Wierzynek di Cracovia. Ma il dolce per eccellenza è la kremówka, un dolce “papale”. Era il 1999, quando Giovanni Paolo II, in visita nella sua cittadina natale Wadowice, rievocò il sapore e la nostalgie per la kremówka che andava a comperare da ragazzo nella pasticceria della piazza centrale.
La tradizione gastronomica polacca non può prescindere dai dolci. Ed ecco quindi i makowce, ovvero paste dolci fatte con semi di papavero, i pierniki ovvero dolci al miele, i mazurki fatti di pasta frolla e frutta secca e i serníki con ricotta. Tutte prelibatezze che si possono assaggiare nel ristornate più antico e prestigioso del paese, il Wierzynek di Cracovia. Ma il dolce per eccellenza è la kremówka, un dolce “papale”. Era il 1999, quando Giovanni Paolo II, in visita nella sua cittadina natale Wadowice, rievocò il sapore e la nostalgie per la kremówka che andava a comperare da ragazzo nella pasticceria della piazza centrale.
Da allora questa torta, a base di pasta frolla e crema, viene prodotta in ogni pasticceria polacca e conosciuta come kremówka del Papa.
Due parole sulle bevande. Idromeli e birra sono quelle più tradizionali. La vodka invece non ha antichissime tradizioni. Si iniziò a produrla in massa nel Seicento. Attualmente le vodke più diffuse sono quelle chiamate Wyborowa, Polonez, Zytnia, Starka, Jalowcowa e, naturalmente, la Zubrówka, aromatizzata con una specie di erba che cresce nella Foresta di Bialowieza.
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La cucina inglese è modellata dal clima temperato, dalla geografia e dalla storia del paese.
Nei dessert la Gran Bretagna offre diverse scelte, come per il Bread Pudding, il Gooseberry Pie ( un pasticcio di ribes ) e la torta di melassa ( Teacle Tart ). Buona anche la scelta dei formaggi, alcuni veramente squisiti come lo Stilton ed i diversi tipi di Cheddar. Il breakfast in Inghilterra è decisamente rinomato e a base di uova, pancetta, pomodori, salsiccia e toast.
In alcune zone la scelta cade anche sul Porridge ( la zuppa di avena ) e sui Cornflakes. In Scozia, specie nelle piccole trattorie, la scelta cade invece sui prodotti offerti dalla terra e dal mare. Il pesce d’acqua dolce, proveniente dai fiumi e dai laghi dell’entroterra, è una delle specialità da provare. Il salmone è sicuramente il prodotto più apprezzato, ma anche un Fish Supper ( pesce e patatine fritte ) sono delle specialità da assaggiare.
L’aringa è insieme alla trota un’altra delle immancabili specialità inglesi: vengono servite in farina d’avena, così come molte delle specialità inglesi. All’ora di pranzo si servono delle squisite minestre con pollo, porro e prugna secca, oppure alle verdure ed orzo perlato, o ancora al salmone affumicato. I golosi dei dolci troveranno modo di soddisfare in questo Paese ogni desiderio: “Orkney fudge” (caramella fondente delle Orcadi), “Islay tablet” (dolciumi dell’Islay), “Edinburgh Rock” (caramella dura di Edimburgo). Parlando di Gran Bretagna risulta impossibile non parlare del Tea Time, la pausa puramente anglosassone di bere un tè nelle ore pomeridiane. Ma la moda del tè non è da sempre presente in Gran Bretagna.
Quando la moda del tè imperversava in Europa gli inglesi impazzivano ancora per il caffè e le caffetterie nelle quali si facevano conversazioni, spesso politiche e sovversive. Un giorno però un noto caffè di Londra cominciò a distribuire un volantino nel quale annunciava che la nuova bevanda orientale poteva essere degustata nella caffetteria, elencandone le virtù del te.
L’argomento risultò talmente convincente che, malgrado il costo di circa 4 volte quello del caffè, gli inglesi cominciarono a richiederlo talmente sovente che molte caffetterie si adattarono a servire la nuova bevanda. Questa bevanda non ebbe comunque una vita facile, per molto tempo fu l’alcool il suo grande rivale e sebbene il costo del tè diminuì, gli inglesi continuavano a mantenere l’abitudine di iniziare la giornata con la birra. Fu solo quando il tè cominciò ad entrare in tutte le case che le caffetterie cominciarono a chiudere e si incominciò ad avere l’inversione di tendenza che portò a definire gli inglesi i “più grandi bevitori di tè del mondo”.
La cucina inglese è piuttosto semplice e tradizionale, il pasto principale della giornata è la famosa e sostanziosa colazione inglese (English Breakfast), spesso è composta da porridge, cereali, uova, pancetta (bacon), prosciutto, salsicce, toasts, fagioli, marmellata di arance, miele. Dopo una così ricca colazione, il pranzo è generalmente molto leggero, spesso a base di sandwich. Un’altra tradizione della cucina inglese è il tè del pomeriggio, con aggiunta di latte, e gustato con biscotti e pasticcini. La cena di solito è a base di minestre, tra le carni: il roast-beef, l’agnello, il maiale. Ottimi i formaggi, i puddings (budini), i pies (torte dolci o salate ripiene).
L’alimento simbolo della cucina gallese è il porro, tra gli altri piatti tipici del Galles: le salsicce Glamorgan (composte da formaggio, pane grattugiato e porro), il laverbread (alghe, avena e pancetta con pane tostato), il rarebit (toast al formaggio con mostarda). La cucina scozzese utilizza come prodotti principali il manzo e il salmone, i frutti di mare, il pesce affumicato e i formaggi. La prima colazione tradizionale è a base di porridge (avena cotta in acqua e latte), tipici di Aberdeen, sono gli Aberdeen rowies (sfogliatine con lo strutto ed il burro). Tra i brodi: lo Scotch broth (brodo di manzo o montone, con lenticchie, orzo, carote, cavolo e rape), il mussel brose (brodo di cozze, latte e avena), il Cock-a-leekie (brodo di pollo, con porri e prugne secche). Tra le carni il manzo è quella più utilizzata e la più buona: mince and tatties (carne tritata di manzo stufata, con purè di patate). Per quanto riguarda il pesce, molto utilizzati sono il baccalà e il salmone. Ottimi i dolci in special modo i pudding (mousse di zucchero o altri ingredienti dolci) e lo shortbread (pastafrolla).
La cucina inglese è modellata dal clima temperato, dalla geografia e dalla storia del paese. Nelle ricette inglesi vi si trovano tracce delle tradizioni culinarie di altri paesi europei, dei paesi del nord america, della Cina e dell’India. Di conseguenza, le ricette tipiche dell’Inghilterra, quelle striche a base di pane e formaggio, di stufato di carne e di pesce, vengono oggi preparate con ingredienti esterni quali ad esempio le patate, i pomodori e i peperoncini rossi dell’america del nord, il curry dell’India e del Bangladesh e il fritto cinese e tailandese.
L’arrosto della domenica, il Sunday Roast, tipico per le famiglie inglesi, è forse il simbolo maggiore di una cucina legata fortemente alla tradizione. Il pranzo della domenica include tradizionalmente un budino dello Yorkshire (Yorkshire pudding) accompagnato, o a volte seguito, da una combinazione di carne e verdure assortite, serviti generalmente arrosti o bolliti. Nelle ricette della cucina inglese, le combinazioni di carne più comuni sono il manzo, l’agnello o maiale e anche il pollo è abbastanza popolare. La scelta tipica per l’arrosto di Natale è invece rappresentata dal tacchino.
La carne di cacciaggione , come ad esempio la carne di cervo, è di solito mangiata dalle classi più alte. Nella cucina inglese ci sono molti dessert casalinghi quali ad esempio il rhubarb crumble (dolce al rabarbaro), bread and butter pudding (budino di pane e burro), trifle e lo spotted dick. L’accompagnamento tradizionale è la crema, conosciuta come la crème anglaise (salsa inglese o crema inglese).
Le ricette della cucina inglese sono semplici e tradizionali. Le ricette inglesi sono semplice e tradizionali. Il massimo esponente tra i budini è rappresentato senza dubbio dal budino di natale (Christmas pudding). L’Inghilterra è famosa per le ricette a base di pesce, a tal punto da stimolare la nascita di molti ristoranti e take-away dove si mangia solo a base di pesce. Ma nonostante la diffusione del fast-food, la cucina tradizionale inglese è sopravvissuta, prevalentemente nelle zone rurali e tra gli appartenenti alle classi sociali più alte.
Il piatto più popolare e tipico della cucina inglese è servito di solito con piselli, pane e burro, e una tazza di thè. Il thè viene consumato lungo tutto il giorno e a volte bevuto anche durante i pasti. Il caffè è forse meno usuale che nell’Europa continentale e di solito viene servito lungo e con latte. Le preparazioni italiane del caffè, come l’espresso e il cappuccino, stanno comunque crescendo sia in popolarità che qualità, mentre il thè, anche se ancora considerato una parte essenziale nella vita di un inglese, sta perdendo la sua predominanza. Negli ultimi anni anche le tisane si sono diffuse nella cucina inglese.
Durante i pranzi viene solitamente servito vino, birra o sidro. Un’altra tradizione della cucina inglese è quella di servire una pietanza particolarmente saporita, come il Welsh Rarebit, a fine del pranzo. Oggi molti dei piatti principali terminano con un dolce, anche se a volte formaggi e salatini possono costituire una vera alternativa al dessert. Tra i piatti tipici della cucina inglese, troviamo: il Balti, Bangers and Mash (salsicce e purè di patate), Black pudding, Bubble and squeak, Cornish pasty, Cottage pie, Dumpling, i formaggi inglesi, Haggis, Hash, Fish and chips, Lancashire Hotpot, Laverbread, Pie and mash, Pork pie (tortina ripiena di carne di maiale), Shepherd’s pie, Toad-in-the-hole, Welsh rabbit e il Yorkshire pudding.
Tra i dolci tipici della cucina inglese, roviamo invece: Bread and butter pudding (budino di burro e pane), il Christmas pudding (budino di Natale), Cranachan, Dumpling, Knickerbocker glory, Queen of Puddings (il budino della regina), Spotted dick e lo Sticky toffee pudding.
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Le tradizioni culinarie danesi hanno origini molto lontane e sono radicate nella cultura e l’identità stessa degli abitanti.
Citronella, radici commestibili, miele, chili, cannella, sogliole e alghe si sono riuniti, e le salse tradizionali hanno lasciato il posto a raffinate striature di sughi e spume.
La cucina fusion va ancora per la maggiore, in Danimarca, sebbene gli accostamenti non siano più azzardati come una volta, e prende sempre più vigore nelle cucine di una nuova generazione di cuochi eccellenti, che non hanno paura di riunire con fantasia ingredienti e sapori lontani.
Allo stesso tempo, si sta affermando a gran velocità una nuova tendenza gastronomica. Diversi famosi chef hanno cominciato a volgere lo sguardo indietro, alle radici nordiche, e recuperano antichi cibi e ingredienti dimenticati per creare una nuova ed emozionante cucina nordica.
Soppressata, aringhe e passati vengono preparati e presentati in maniera nuova mentre verdure ed erbe aromatiche tradizionali ritrovano il loro posto in cucina.
La cucina danese, come quella degli altri paesi Scandinavi e del nord della Germania, è tradizionalmente abbastanza pesante e ricca di grassi; è basata essenzialmente sui carboidrati, sulla carne e sul pesce.
Le tradizioni culinarie danesi hanno origini molto lontane e sono radicate nella cultura e l’identità stessa degli abitanti, e la Danimarca è tutt’oggi il paese più agricolo fra i paesi nordici. Nonostante che negli ultimi decenni si siano diffusi miriadi di ristoranti di altri paesi, così come le catene di fast food o le pizzerie all’italiana, possiamo ancora trovare piatti tipici della nuova cucina danese, influenzata dalla nouvelle cuisine francese o piatti tradizionali della vecchia dieta contadina.
Essenzialmente la cucina danese tradizionale è basata su carne, pesce e latticini. Dato che la Danimarca è un paese nordico e quindi freddo, le pietanze sono ricche di grassi: burro, panna, strutto, pancetta, margarine… per friggere, per salse o semplicemente sul pane.. Il valore dei grassi lo si ritrova anche nella lingua parlata, per esempio la parola fedt, grasso, è usata per indicare una situazione positiva, divertente.
La parola smorhul (buco di burro), indica un posto piacevole e pacifico, un po’ un’isola felice e tranquilla, così come talvolta i Danesi definiscono il proprio paese… La carne era simbolo di prestigio e di buona nutrizione, ma nel Medioevo la maggior parte dei Danesi consumava carne fresca solo da novembre a natale, la stagione del macello, il resto dell’anno si mangiava carne conservata sotto sale o affumicata, la carne fresca durante tutto l’anno era un privilegio riservato ai nobili, così come la selvaggina. Spesso i pezzi di carne erano cotti insieme a orzo e cavolo verde, quest’ultimo, crescendo anche d’inverno, era la principale fonte di vitamina C nel periodo più freddo dell’anno.
Una volta molti boschi erano riservati alle partite di caccia dei reali, adesso non più (tutti i boschi sono accessibili al pubblico) e la selvaggina danese, anche se la caccia è fortemente regolamentata, può essere degustata periodicamente in alcuni ristoranti: cervo, pernice, anatra ecc.. Secondo le statistiche ogni abitante della Danimarca consuma annualmente 70 kg di carne di maiale, l’allevamento di maiali infatti ha origini molto antiche e costituisce una delle voci più importanti dell’economia nazionale. L’arrosto di maiale con le cotiche (accompagnato da cavolo rosso bollito e patate con salsa) è uno dei piatti tradizionali danesi, una volta era un piatto riservato alle occasioni speciali, ma anche adesso rappresenta un piatto forte in occasioni particolari, per esempio a Natale.
Discende direttamente dalle passate abitudini agricole del paese, così come dalla sua geografia e dal clima fatto di inverni lunghi e freddi. Tradizionalmente tra i piatti danesi si annoverano le frikadeller (polpette di carne fritte, spesso accompagnate da patate e da intingoli di vario tipo), le karbonader/krebinetter (un altro tipo di polpette), bistecche di manzo e piatti simili.
Quasi sempre sono presenti in tavola le patate, che sono molto amate dai danesi. Si fa anche abbondante uso di pesce, specialmente sulla costa occidentale dello Jutland. Al giorno d’oggi però, anche per risparmiare tempo e soldi, le nuove generazioni consumano sempre più frequentemente cibi come la pasta e la pizza. Una famosa salsa, la Remoulade, viene usata per accompagnare patate fritte, pesce fritto, salumi ed altro.
La vigilia di Natale si mangia una varietà danese di budino di riso, il risalamande (riso con la mandorla): si tratta di un dolce freddo composto da purea di riso, mandorle tritate, panna montata al sapore di vaniglia nel quale viene nascosta una sola mandorla intera. Chi la trova riceve un piccolo dono dagli altri, il mandelgave (regalo della mandorla).
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